chefcahouen marocco
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La città di Fez ed il villaggio blu di Chefchaouen

3 Novembre 2017

parte il primo viaggio di gruppo organizzato da Just Take The Plane.

L’atterraggio all’aeroporto di Fez avviene in serata, dopo i classici controlli alla dogana, aspettiamo inutilmente il taxi prenotato tramite Riad, si sono già dimenticati di noi. Decidiamo di contrattare al momento con gli acchiappaturisti pronti all’agguato. Con poco più di 5 euro a testa ci lasciano alle porte della Medina, poco distante dal nostro alloggio.

I ricordi di Marrakech mi riaffioravano e mi immaginavo già il frastuono dei bazaar e dei negozi colmi di oggetti con gli estroversi proprietari maghi della contrattazione. Nulla di tutto ciò. La sera la Medina si svuota, sembra una città abbandonata, lasciando spazio al silenzio ed ai gatti affamati, un po come noi.

Check in al Riad (Casa Aya Medina, Booking), centralissimo e nascostissimo, e subito fuori alla ricerca di cibo. Troviamo fortunatamente poco lontano un baracchino, ci improvvisa al volo qualche toast con il tonno e qualche ciotola di Hummus, sfamando il gruppo alla modica cifra di 90 dirham (circa 9 euro).

Il primo giorno effettivo lo iniziamo per la Medina della città che nel frattempo ha cambiato volto. La gente si è riversata nelle strade, i negozi hanno esposto tutti i loro prodotti, dalle lampade coloratissime, ai tessuti, dall’olio di argan ai tatuaggi con l’hennè, spezie di tutti i gusti e profumi africani, benvenuti in Marocco. Ci dirigiamo verso i nostri luoghi di interesse ma si sa che nel souk orientarsi è impossibile. Adottiamo una tattica particolare: se troviamo bene altrimenti troveremo qualcos’altro di altrettanto bello.

Ci imbattiamo nel Museo Fondouk Nejjarine del legno e dell’artigianato, ricavato da un antico luogo di sosta per le carovane dirette nel deserto, patrimonio dell’UNESCO. La struttura è tipicamente marocchina: forata al centro, balconate ed interni di legno intagliato minuziosamente. Il prezzo del biglietto vale di più per la struttura che per ciò che contiene. La terrazza è splendida e ci godiamo un bel tè rigenerante.

Ripartiamo per le vie affollate e troviamo varie moschee, ammirabili solamente dall’esterno. Il tipico stile arabesco mi affascina moltissimo, motivi geometrici e pareti decorate con magnifici mosaici colorati. Una delle caratteristiche attrattive di questo paese sono i colori, così percorriamo la splendida Rainbow Street. Questo vicolo nel centro della Medina come si può capire dal nome è un esplosione di luce e colori, dai tappeti alle pareti.

Giunta l’ora si pranzo decidiamo andare ad ammirare la fantastica Porta Blu della città vecchia, decorata nei minimi dettagli.  Ci fermiamo a mangiare una tipica tajine, pollo o manzo cucinato in un cono ribaltato di terracotta. Quanto mi mancava! Questo strumento lo troverete ad ogni angolo del souk. provate questo piatto con le prugne, una delizia!

Primo pomeriggio dedicato alle compere ed ai souvenirs prima di partire per Chefchaouen, il famosissimo villaggio blu situato tra le montagne marocchine. Sulla strada del ritorno al Riad notiamo per caso Madrasa Bou Inania. Questo edificio costruito nel 1350 circa, adibita sia come scuola sia come moschea, decidiamo in un piccolo gruppo di entrare e godere il silenzio dentro a questo splendido luogo.

 

Il tragitto per Chefchaouen dura 4 ore e dopo esser stati scaricati in mezzo al buio dall’autista, causa… partita del Marocco, andiamo a cercare il B&B scelto per la notte. Tutti sono rintanati nei bar (solo uomini ovviamente) a vedere la televisione. Non si riesce a trovare ne un taxi ne un ristorante, così ci addentriamo nella Medina. Dopo una mezz’oretta di ricerca troviamo un locale che soddisfa i nostri bisogni primari, classica cucina locale e poi diritti a dormire.

Il giorno successivo ci aspetta la passeggiata che puntavamo di fare da quando abbiamo prenotato il viaggio. Camminare tra i vicoli tutti blu di Chefchaouen, tra abiti tradizionali ed odore di tè alla menta.

Appena fuori dal B&B però ci facciamo intrigare da alcuni ragazzi che ci offrono una gita nelle famose piantagioni di marijuana delle montagne circostanti. Partiamo con il nostro pulmino da hippie poco performanti, autista strafatto, giusto per essere in tema, sulle sterrate salite montagnine. Per miracolo arriviamo sulla cima dove ci aspettano le nostre guide specializzate. Entriamo nella casa del coltivatore e ci mostra tutto il processo di produzione del fumo locale. Tra due risate, un pò di storia del posto ed un bicchiere di freschissimo tè alla menta, ci viene offerta la possibilità di commerciarlo. Decliniamo gentilmente l’offerta e proseguiamo il tour. Passeggiata tra le appena raccolte piante di marijuana e si torna in paese.

Ora è il momento delle fotografie, i vicoli sembrano dipinti, le pareti colorate di varie tonalità di blu che incantano ogni suo visitatore.

Le persone del luogo sembrano abituate alla presenza dei turisti ma non sono certo contenti dell’ondata di instagrammers che popolano le viuzze strette del loro paradiso. Presto si fanno le 5 ed il pulmann che ci avrebbe riportato alla Porta Blu di Fez riparte.

Tarda serata arriviamo al riad, cena veloce ed a dormire. L’aereo il giorno dopo sarebbe dovuto partire nel pomeriggio, quindi avremmo avuto ancora la mattinata libera per visitare la città. La solita voce del Muezzin mi sveglia dal mio sonno leggerissimo e senza far colazione ci ributtiamo nell’onda di gente della Medina.

Direzione? Concerie! Le concerie sono un pezzo forte del luogo. Le pelli sono trattate in maniera unica ed il risultato straordinario. L’odore non è come vi racconteranno, è facilmente tollerabile, soprattutto perchè vi verrà dato un rametto di menta per contrastarlo. Questo odore deriva dalle feci di piccione che vengono utilizzate nelle vasche bianche sulla sinistra per rendere la pelle più morbida. Le pelli successivamente vengono lavate ed infine colorate. Tutto questo spettacolo di colori e tradizioni potrete ammirarlo dai negozi di pelli che vi offriranno una terrazza panoramica, comprate qualcosa perchè ne vale veramente la pena e li ringrazierete per l’ospitalità.

Il momento dell’ultima tajine è arrivato e già mi piange il cuore.

Ci dirigiamo in aeroporto e superiamo i numerosissimi controlli. Tutto sembra finito quando… Ryanair ci fa lo scherzo di non far partir l’aereo. Il panico è generale e gli animi iniziano a scaldarsi, le notizie trapelano a malapena e non si capisce se si partirà tre ore dopo oppure il giorno seguente.  Io sarei rimasto ancora una notte, in qualche riad 5 stelle offerto gentilmente da Mr Ryanair. Purtroppo un apparecchio viene in soccorso e ci riporta nella nebbiosa Orio al Serio.

Alla prossima Marocco, ogni volta mi rubi un pezzo di cuore.

 

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Un viaggio da Marrakech al Sahara

Marrakech è stata una bellissima sorpresa. Voglio scrivervi subito i consigli e le impressioni che mi ha lasciato questo fantastico paese.Eviterei di raccontarvi con un elenco quel che ho visitato e fatto negli scorsi giorni ma piuttosto affascinarvi con le sensazioni che mi hanno emozionato durante tutta la mia permanenza a Marrakech. Abbiamo scelto un raid nella Medina,la zona vecchia della città, per poco più di venti euro a notte,l’accoglienza è stata quella delle grandi occasioni per noi ma normalissima per la straordinaria ospitalità marocchina: thè alla menta e pasticcini locali mentre ci veniva fornita una mappa della città,la spiegazione dei luoghi più interessanti ed del tanto atteso tour nel deserto. Dopo una rapida rinfrescata decidiamo di lasciarci trasportare dalla movimentata vita della piazza principale,Jaama El Fna, e della sua labirintica Souk. Le strade sono gremite come i nostri centri commerciali in una domenica di pioggia ma l’atmosfera è quella di festa,di divertimento e si viene travolti da incantatori di serpenti,scimmie acrobate, cantastorie,fumi della cucina tipica e molto altro. Ci addentriamo nella Souk dove con qualche Dirham ed un po’ di pazienza ed astuzia per la contrattazione ti puoi portare a casa qualsiasi oggetto oppure liberarti di tua moglie in cambio di qualche cammello.Le bancarelle ed i negozi sono pieni di merce ed è davvero difficile orientarsi all’interno del mercato,nonostante sia parecchio affascinante ci saremo persi una decina di volte,non assecondate chi vi dice di seguirlo poichè vorrà una ricompensa in denaro,piuttosto,alzate lo sguardo e troverete,di tanto in tanto,l’indicazione per la piazza principale che vi salverà dagli instancabili venditori. Consumiamo la cena negli stand della Jaama El Fna scegliendo un classico cous cous di pollo ed una carne alla griglia,la cucina,spesso speziata e pesante per i palati troppo delicati,l’ho trovata davvero deliziosa,non molto varia ma soprattutto la carne viene cucinata in ogni posto ed in ogni modo in maniera squisita, in particolare la tajine ,da assaggiare assolutamente.
zingarate marrakech
Il secondo giorno lo dedichiamo alle visite turistiche dei luoghi di maggior interesse:il decoratissimo Palazzo Bahia, la moschea Koutoubia che con il suo minareto domina il panorama cittadino, Ali Ben Youssef Medersa la scuola coranica,il Palazzo El Badi sfarzosissima residenza reale ed infine le Tombe Saadiane; spendo poche parole su questi luoghi poiché le foto che pubblicherò saranno molto più esaustive della mia scrittura.Dopo questa immersione nella cultura islamica ci concediamo una bella cena su una delle terrazze che si affacciano sulla Jaama El Fna,qui si può gustare la cucina marocchina ammirando dall’alto l’attività di questa piazza,dalle soffuse luci dei locali ai fumi delle cucine,dal movimento delle persone ai suoni trascinanti delle bande berbere.
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La sveglia del terzo giorno suona prestissimo poichè ci aspettano 400km per raggiungere tramite il mozzafiato passo di Tizi n’Tichka le prime dune del deserto situate appena dopo la cittadina di Zagora. Questo tour nel deserto probabilmente è una delle esperienza più belle della mia vita e se andate in Marocco o in altri Stati dove c’è la possibilità di farlo,fatelo assolutamente! Il viaggio in pulmino è sicuramente pesante ma i paesaggi che si incontrano alleviano magicamente lo stress dei tornanti:si passa da monti ricchi di boschi per poi attraversare un gran canyon da essere paragonato a quello americano,si fa tappa a Ait Ben Haddou una cittadina fortificata sulle rive del fiume Ourzazate ricca di vegetazione che è patrimonio UNESCO e luogo di numerose pellicole e, dopo l’attraversamento di un enorme vallata,la più grossa dell’Africa, si raggiunge il limite del deserto. Qui ci godiamo un tramonto sopra le dune rosse del Sahara e ci dirigiamo a bordo dei nostri cammelli e sotto un cielo stellato che sembra crollare,verso la famiglia berbera che ci ospiterà nelle sue tende per la notte. Anche qui veniamo accolti da un caldo thé alla menta intanto che viene preparata la cena,il menù prevede zuppa berbera ricchissima di sapore e una classica tajine con le verdure, la prima parte della serata risulta molto piacevole anche per la compagnia spagnola con la quale ci siamo trovati a condividere quest’esperienza divertente. La serata prosegue con un clima molto animato di festa:ci si raduna attorno al fuoco,posto al centro delle tende, dove i berberi si esibiscono nei loro canti e balli tutto sotto un’enorme luna che illumina a giorno la scena. Ci facciamo così travolgere dall’atmosfera allegra e dinamica ballando e caricando i nostri amici berberi prima di affrontare la gelida notte desertica che mi farà portare in Italia un bel raffreddore come souvenir,consiglio un abbigliamento molto pesante. La sveglia anche oggi è all’alba ed anche questa volta ne vale assolutamente la pena: ammirare i colori del cielo al sorgere del sole é veramente uno spettacolo incredibile ed indescrivibile, dal rosa all’arancione,sopra di noi si sfumano tutti i colori per un armonioso inizio di giornata. Ci aspettano tra le dune i nostri fedeli accompagnatori a quattro zampe,così dopo un altra lunga cammellata tra deserto,oasi e villaggi berberi raggiungiamo il nostro pulmino per far ritorno a Marrakech in serata.Stanchi e senza più un’energia concludiamo la giornata nel nostro caldo raid dove su consiglio dei nostri amici spagnoli ci fermiamo a gustare un buon tajine ed una kefta (polpette al sugo di pomodoro e uova), il personale é molto qualificato in ogni riad quindi posso solo rinnovare il consiglio di assaporare i sapori tipici appena fuori dalla vostra stanza.
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L’ultimo giorno viene totalmente dedicato al relax,rigorosamente senza sveglia ci alziamo a tarda ora e ci facciamo una bella passeggiata a Jardin Majorelle,villa di un artista francese trasferitosi a Marrakech poi rilevata da Yves Saint Laurent per dare una sede alla sua fondazione. I giardini sono ben tenuti e la sensazione è quella di camminare in una vera e propria opera d’arte:piante grasse e palme ornano l’immenso giardino,la fontana ed il laghetto donano un’atmosfera di assoluta tranquillità mentre i vasi gialli e arancioni e la villa di color blu Majorelle ci mostra la straordinaria vena artistica dell’omonimo pittore Jacques Majorelle.
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Il pomeriggio lo passiamo interamente a fare acquisti nella Souk, puntiamo agli oggetti più caratteristici e senza i quali non si può andar via dal Marocco: olio d’argan,lampade colorate,mani di Fatima,veli arabi e teiera con il suo fresco thè alla menta; l’unica cosa che ci blocca sono le regole di Ryanair altrimenti ci saremmo portati a casa anche un simpatico camaleonte. L’ultima sera la trascorriamo ancora in terrazza sulla Jaama El Fna a goderci un bel mojito ammirando lo spettacolo: Marrakech ed il Marocco quando cala il sole. Probabilmente son partito con non molte aspettative o comunque con pochi racconti su questa terra ma son rimasto davvero colpito dall’ospitalità,dalla semplicità dei vecchi lavori a mano ormai spariti nel nostro continente, dai colori accesi che ti rallegrano la giornata,dai sapori che non ti fan pensare alle calorie per qualche giorno ma ti sollevano l’umore e da tutte quelle emozioni e sensazioni che questo luogo mi ha regalato.
Au revoir Marocco.
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